UROLOGO SPECILIZZATO IN CANCRO ALLA PROSTATA
Il Dott. Francesco Sanguedolce ha sempre nutrito un forte desiderio di apprendere nuove pratiche cliniche e chirurgiche. La sua passione lo ha portato a formarsi in Italia, Inghilterra, Danimarca e Spagna. Al giorno d'oggi, oltre ad essere un chirurgo e insegnante, è un ricercatore attivo in diversi settori dell'urologia.
📅 2001 - 2006 - Formazione in Italia
Il Dott. Sanguedolce si è laureato in Medicina presso l'Università di Palermo nel 2001, in Italia. Dopo cinque anni come specializzando presso il Dipartimento di Urologia dell'Università di Bologna (2006), ha compreso che la sua concezione dell'urologia implicava essere un bravo medico e chirurgo, dedicarsi alla ricerca e condividere esperienze.
🎓 2010 - Dottorato con Menzione in Doctor Europaeus
Appena possibile, ha intrapreso un viaggio lasciando il suo paese d'origine per completare le sue esperienze cliniche e sviluppare progetti all'estero. Dopo quattro anni di incertezze e difficoltà, ha ricevuto la menzione in Doctor Europaeus per la sua tesi di dottorato, iniziata a Bologna e conclusa presso la Fundació Puigvert - Barcellona (2010).
📅 2010 - 2012 - Inizio presso la Fundació Puigvert, Barcellona
La prima esperienza presso la Fundació Puigvert (2010-2012) ha segnato un cambiamento radicale nel suo percorso: è stata l'occasione ideale per soddisfare le sue aspirazioni, ricevendo una formazione senior nel trattamento della litiasi urinaria. Ha colto questa opportunità per proiettarsi a livello europeo, diventando il direttore del gruppo dei migliori 100 giovani urologi d'Europa (EAU-Young Academic Urologist, 2013-2015).
📅 2012 - 2014 - Periodo nel Regno Unito
Affrontando la crisi del 2012, ha scommesso tutto per seguire le sue aspirazioni, portandolo a Londra, dove ha lavorato accanto a pionieri della prostatectomia radicale laparoscopica e robotica come G. Hellawell (Londra), J. Beatty (Leicester) e R. Bell (Oxford); e con P. Grange (Londra), pioniere nella chirurgia laparoscopica del rene e delle alte vie urinarie. Nel 2014 è stato assunto come Consultant Urological Surgeon, entrando nell'esclusivo club dei chirurghi senior del Regno Unito, prima a Bristol (contratto a termine) e infine presso il Northampton NHS Hospital (contratto a tempo indeterminato).
📅 2017 - Il ritorno alla Fundació Puigvert
Il 2017 è stato l'ultimo anno di cambiamenti: gli è stata offerta una posizione nell'Unità di Uro-Oncologia, rinunciando a tutto ciò che aveva ottenuto in Inghilterra. Questa scelta gli ha offerto l'opportunità di portare con sé un bagaglio di esperienze e conoscenze che continuano a influenzare la sua attività professionale attuale, soprattutto nel modo di trattare i pazienti e nella precisione delle sue operazioni.
📅 2018 - Coinvolgimento in Ricerca e Didattica
Parallelamente al raggiungimento dei suoi obiettivi professionali, ha condotto numerosi studi e progetti con professionisti di tutto il mondo, in vari ambiti, dalla calcolosi renale al cancro ai reni e alla prostata. Allo stesso tempo, ha avuto l'opportunità di aiutare i giovani, non solo trasmettendo loro le sue conoscenze e abilità chirurgiche, ma anche guidando le loro carriere professionali (King's College London; Aalborg University), fino a essere nominato Professore di Urologia presso l'Università di Sassari (2021).
Attualità
Dal 2017 ad oggi, vive ed esercita a Barcellona come Aggiunto all'Unità di Uro Oncologia presso la Fundació Puigvert, dove la sua pratica clinica, chirurgica, scientifica e di insegnamento si concentra sul cancro alla prostata.
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UROLOGO ITALIANO A BARCELLONA
DOMANDE E RISPOSTE
Il Dr. Sanguedolce risponde
Urologia generale
Cos'è l'urologia e di quali patologie si occupa
L’urologia è la specialità medica e chirurgica che si occupa dell’apparato urinario di donne e uomini (reni, ureteri, vescica e uretra) e, nell’uomo, anche dell’apparato genitale e riproduttivo. Non riguarda quindi esclusivamente la prostata: comprende la prevenzione, la diagnosi e il trattamento di un’ampia gamma di condizioni, dalle patologie molto comuni fino ai quadri più complessi.
Tra le principali aree rientrano:
Quando è il momento giusto per rivolgersi all’urologo?
Molti problemi urologici iniziano con sintomi quotidiani che vengono normalizzati o attribuiti semplicemente all’età. Non è necessario aspettare che diventino importanti. Una valutazione urologica è particolarmente opportuna in presenza di:
Un principio importante è che il sintomo non deve essere interpretato isolatamente: la stessa manifestazione può avere cause diverse, benigne o più importanti, e il compito dell’urologo è ricostruire il quadro clinico e decidere quali esami siano realmente necessari.
Quanto conta l’esperienza internazionale?
Nel mio caso, la formazione e l’attività professionale in più Paesi europei hanno rappresentato un elemento importante della mia crescita. Ho studiato, fatto esperienze formative e lavorato in Italia, Spagna e Regno Unito, confrontandomi con differenti modelli assistenziali, scuole chirurgiche e approcci diagnostici. Questa esperienza, unita all’attività clinica e alla ricerca, mi ha consentito di integrare più prospettive e di mantenere un approccio aggiornato sulle innovazioni realmente utili al paziente. L’obiettivo non è applicare una tecnologia perché è nuova, ma scegliere, tra le opzioni disponibili, quella più appropriata al singolo caso e coerente con le evidenze scientifiche.
Cancro della prostataFattori di rischio e perché aumenta l’attenzione anche nei pazienti più giovani
Il tumore della prostata è soprattutto una malattia legata all’età, ma non è una malattia esclusivamente dell’anziano, specialmene in considerazione dell’aumento significativo di casi in pazienti giovani (40-50 anni). I principali fattori di rischio sono la familiarità, alcune predisposizioni genetiche e l’origine etnica. Una storia familiare di tumore della prostata, soprattutto se diagnosticato precocemente o in più parenti, può aumentare significativamente il rischio; anche alcune alterazioni ereditarie, tra cui quelle dei geni BRCA1/BRCA2 e altri geni coinvolti nella riparazione del DNA, possono essere rilevanti.
Come accennato, negli ultimi anni è stata osservata una crescita delle diagnosi di tumore prostatico a esordio più precoce. Le ragioni non sono completamente chiarite: possono contribuire cambiamenti nella popolazione, maggiore attenzione diagnostica e identificazione dei soggetti a rischio, fattori genetici e familiari e altri fattori ambientali o di stile di vita. È quindi importante evitare due errori opposti: pensare che il tumore prostatico riguardi soltanto gli uomini anziani, oppure sottoporre indiscriminatamente tutti i giovani a esami non indicati. La strategia deve essere personalizzata in base al rischio individuale.
Come si arriva oggi a una diagnosi affidabile?
Non esiste un singolo esame capace di dire con assoluta certezza, da solo, se un uomo ha o non ha un tumore della prostata clinicamente significativo. Il percorso diagnostico integra dati clinici, PSA, visita urologica, risonanza magnetica multiparametrica della prostata e, quando indicato, biopsia.
La risonanza magnetica ha cambiato profondamente questo percorso perché permette di identificare e localizzare aree sospette all’interno della prostata prima della biopsia. Ma una risonanza affidabile richiede immagini di qualità e un’interpretazione specialistica: non basta semplicemente 'fare una RM'.
Quando la biopsia è indicata, oggi non si procede più 'alla cieca'. La biopsia mirata indirizza i prelievi verso la lesione identificata dalla risonanza, spesso integrandoli con campioni sistematici o regionali secondo il quadro clinico. In questo modo aumenta la probabilità di diagnosticare un tumore clinicamente significativo e di caratterizzarne correttamente l’aggressività. La qualità del processo complessivo – RM, interpretazione, fusione delle immagini, esecuzione della biopsia e valutazione istologica – è determinante.
Quali sono i livelli di rischio e quando si può fare sorveglianza attiva?
Dopo la diagnosi non tutti i tumori della prostata devono essere trattati immediatamente. Il rischio viene definito integrando PSA, grado istologico della biopsia (ISUP/Gleason), estensione della malattia e caratteristiche clinico-radiologiche. In termini generali si distinguono malattia a basso rischio, intermedio favorevole, intermedio sfavorevole e alto rischio.
Nei pazienti con malattia a basso rischio e con un’aspettativa di vita sufficientemente lunga, la sorveglianza attiva è oggi uno standard di cura: significa non ignorare il tumore, ma controllarlo in modo strutturato attraverso PSA, visite, risonanza magnetica e biopsie secondo protocolli prestabiliti, intervenendo se emergono segnali di progressione. Anche alcuni pazienti accuratamente selezionati con malattia a rischio intermedio favorevole possono essere candidati alla sorveglianza attiva. Al contrario, una malattia più aggressiva o con caratteristiche sfavorevoli richiede generalmente un trattamento attivo. Il trattamento locale standard é la prostatectomia radicale, cioé la asportazione integrale di tutta la ghiandola con la ricostruzione della via urinaria; grazie all’ausilio di piattaforme robotiche, oggigiorno, è possibile condurre un intervento molto preciso e che da maggiori garanzie al paziente di poter presrvare alcune funzioni molto importanti (esempio continenza urinaria a potenza sessuale).
Quanto è determinante la diagnosi precoce?
È determinante soprattutto perché consente di identificare la malattia quando è ancora confinata alla prostata e quindi offre un ventaglio molto più ampio di strategie con intento curativo. Le statistiche di popolazione mostrano una differenza molto netta tra malattia localizzata e malattia metastatica: nei dati SEER più recenti, la sopravvivenza relativa a 5 anni è del 100% per la malattia localizzata, mentre è circa il 40% per la malattia a distanza. Questi numeri sono statistiche di popolazione e non rappresentano la prognosi individuale.
Per questo la diagnosi precoce non significa 'fare più esami a tutti', ma identificare correttamente gli uomini che hanno un rischio maggiore e costruire per loro un percorso diagnostico appropriato.
Trattamento focale robotico con HIFU / Focal OneIn cosa consiste?
Il trattamento focale nasce dall’idea di trattare il tumore risparmiando quanto più possibile il tessuto prostatico sano. Nel caso del sistema Focal One, il trattamento utilizza ultrasuoni focalizzati ad alta intensità (HIFU – High-Intensity Focused Ultrasound). Il sistema combina la pianificazione basata sulle immagini, cioé la risonanza magnetica, fusionandola con l’ecografia in tempo reale.
Il medico identifica con precisione tridimensionale l’area da trattare e le strutture da preservare. Gli ultrasuoni vengono quindi concentrati sul bersaglio: l’energia produce un aumento molto elevato della temperatura nel punto focale, determinando la distruzione del tessuto tumorale. Il sistema Focal One è robotizzato e consente un controllo submillimetrico dell’estensione dell’area da trattare, mentre la pianificazione e il controllo del trattamento rimangono sotto la responsabilità dello specialista.
Quali sono i vantaggi rispetto alla chirurgia radicale?
La differenza fondamentale è l’estensione del trattamento. La prostatectomia radicale rimuove l’intera prostata; la terapia focale mira invece a trattare soltanto la zona tumorale identificata, preservando il più possibile il tessuto sano e le strutture responsabili della continenza e della funzione sessuale.
È però importante essere precisi: 'meno invasivo' non significa automaticamente 'equivalente alla chirurgia radicale' in tutti i pazienti. Le evidenze a lungo termine sulla terapia focale sono ancora in evoluzione e le linee guida EAU 2026 raccomandano di eseguire la terapia ablativa nel contesto di una selezione rigorosa del paziente e nella qualità dell’intero percorso diagnostico e di follow-up.
Chi è il candidato ideale?
Non esiste un candidato ideale definito soltanto dall’età. La selezione dipende soprattutto dalle caratteristiche del tumore e dalla sua localizzazione. In generale, la terapia focale può essere presa in considerazione per pazienti con tumore prostatico localizzato, con una lesione dominante ben identificabile, adeguatamente caratterizzata dalla risonanza e dalla biopsia, e con caratteristiche di rischio compatibili con un approccio focale.
Prima di proporre il trattamento è quindi essenziale verificare che non vi siano caratteristiche che rendano più appropriato un trattamento radicale o una diversa strategia. Questo è uno dei motivi per cui la qualità della diagnosi – RM, biopsia mirata, stadiazione e valutazione multidisciplinare quando necessaria – è tanto importante quanto la tecnologia utilizzata per l’ablazione.
Tempi di recupero e qualità di vita
Il trattamento HIFU è generalmente eseguito in una singola seduta in anestesia e, a seconda del centro e delle condizioni del paziente, può prevedere dimissione in giornata o dopo una breve osservazione. È abitualmente necessario un catetere urinario temporaneo per alcuni giorni, perché il trattamento può provocare un transitorio gonfiore della prostata. Il ritorno alle normali attività è generalmente più rapido rispetto alla chirurgia radicale, anche se i tempi individuali possono variare.
Il vantaggio più importante, però, non è soltanto la rapidità del recupero: è la possibilità di controllare il tumore cercando contemporaneamente di preservare le funzioni che hanno un impatto diretto sulla vita quotidiana, in particolare continenza urinaria e funzione sessuale. Questo obiettivo deve sempre essere bilanciato con quello oncologico e con un follow-up rigoroso.
Il messaggio che sintetizza il mio approccio
Il mio approccio al tumore della prostata parte da un principio semplice: non tutti i tumori sono uguali e non tutti i pazienti devono ricevere lo stesso trattamento. La tecnologia è realmente utile quando viene inserita in un percorso diagnostico e terapeutico di alta precisione. La mia attività si concentra in particolare sull’integrazione di biomarcatori, risonanza magnetica, biopsia mirata e trattamenti personalizzati della malattia localizzata, dalla sorveglianza attiva alla chirurgia radicale e, nei pazienti adeguatamente selezionati, alla terapia focale.
Profilo professionale
Il Prof. Francesco Sanguedolce è urologo della Unidad de Urología Oncológica della Fundació Puigvert di Barcellona e Professore Associato di Urologia presso l’Università degli Studi di Sassari. Ha sviluppato la propria esperienza professionale in diversi Paesi europei, tra cui Italia, Spagna e Regno Unito, e ricopre ruoli internazionali nell’ambito dell’urologia e dell’imaging urologico. È particolarmente specializzato nella diagnosi e nel trattamento del cancro della prostata, comprese risonanza magnetica, biopsia mirata, trattamento focale con HIFU e crioterapia e prostatectomia radicale.
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